Un disco che parla della “Gente di terra”

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Probabilmente dopo l’amore è proprio la natura dell’uomo come pellegrino su questa terra il grande motore ispiratore di una canzone d’autore ricca, impegnata ed impegnativa. Pensiamo al pop di Raf “Gente di mara” fino ad arrivare all’espressione massima di un De Andrè con “Crueza de Ma”. Ritroviamo Pier Mazzoleni che torna in scena con un disco – dice lui – che abbandona le radici del Jazzy e si affoga di ben altre contaminazioni. Il risultato è un lavoro – dal titolo “Gente di terra” – che suona benissimo, elegante, che sfoggia poetica e maturità rispolverando soluzioni tipiche della grande musica leggera italiana. Molto pochi – e direi anche trasparenti ai più – i contributi elettronici che ascolto lungo tutta la track list mentre fanno capolino molti interventi acustici e di strumenti popolari. Un disco che parla dell’uomo, del viaggio spirituale e di se stessi. Terra non come luogo ne come punto preciso nella geografia. Terra come habitat spirituale, come alcova biologica di questo esistere. Nota dolente il video: in rete troviamo “Volo” come singolo di lancio che sinceramente ci è piaciuto molto poco, sia nella fattura che nella scelta artistica in generale. Diremmo quasi di vedere un video per nulla correlato alla musica e a tutto il resto dell’ascolto.

 

 

Un nuovo disco Pier…sbaglio o questa volta hai scelto maggiormente sonorità veraci, classiche…di terra insomma?

Sì è un nuovo disco, ma per avermi posto questo quesito significa che nei miei precedenti dischi reputi non ci siano canzoni veraci? Mi fa simpatia questa domanda e io voglio risponderti coerente e sincero. È scontato che ti dica che proprio per il fatto che si tratta di argomenti attuali, di processi in continua espansione che vanno evolvendosi un giorno dopo l’altro, “Gente di terra” sia un disco sincero. Non so a cosa tu ti riferisca parlando di sonorità classiche… Di certo mi sono discostato dai precedenti vestiti che ho fatto indossare alle mie canzoni, qui non si ascolta pop jazz, né tantomeno accordi troppo elaborati. Tutto è sul filo della semplicità, proprio come un sole sincero che fa crescere i frutti più veraci. Staremo a vedere se saranno anche prelibati.

 

Però comunque non è che ti sei spinto fin troppo le tradizioni…sei comunque rimasto in un linguaggio attuale. Come mai questo equilibrio sottile?

Non ho mai detto che mi sarei spinto fin dentro le tradizioni, se per tradizioni intendi certi rituali sacri e antichi manierismi di vita. Comunque gli usi e costumi li puoi assaporare ascoltando le parole lentamente, molto lentamente. Ho deciso di non cambiare il ritmo del mio solito linguaggio testuale proprio perché non saprei dove andare a parare il colpo di una eventuale ritorsione da parte di chi mi conosce e non gradisce questo cambio. Anche perché non serve cambiare linguaggio. Non credo ce ne sia bisogno… Si può dire qualsiasi cosa, utilizzando un solo vocabolario, basta semplicemente cambiare il tono di voce. Non sei tu che scegli! Sono tanti e misurati gli equilibri a cui fa riferimento il disco, contrappesi a cui sottostare per tentare di confezionare un lavoro dignitoso. Cerco di restituire un lavoro che sia il più possibile misurato, dalle giuste proporzioni e non paranoico… Come ripeto sempre sarà soltanto il tempo a decidere, il tempo e ovviamente le persone che si avvicineranno al progetto, ascoltandolo e parlandone.

 

Di tutto l’ascolto mi colpisce il bellissimo brano “Uomo di legno”: a chi ti riferisci di preciso?

Uomo di legno è un messaggio chiaro, per niente oscuro, direi quasi palpabile. È una canzone che deflagra il mio animo ogni volta che l’ascolto: mi ci metto io al posto di quell’uomo, tento di comprendere (inutilmente) quel che ha potuto soffrire, immolandosi. Ma poi è chiaro che siamo lontani milioni di anni luce; impossibile capire il patire di quelle mani, di quel corpo tumefatto e il freddo di quegli occhi che ci hanno raccontato nei tanti film. Quell’uomo è proprio lui, colui che si è fatto mettere in croce. È chiaro che è un uomo che può essere di legno, di bronzo o d’argento… c’è un uomo diverso è buono per ogni stagione. Nelle case è appeso ai muri. Resta comunque sempre soltanto lui, il Dio che ha saputo dimostrare il suo vero valore. Non mi consola il fatto di aver scritto un testo che reputo un personale tributo a quest’uomo, non mi consola perché di uomini così ne vorrei ancora, almeno uno a cui potermi aggrappare.

 

E comunque in queste 11 tracce troviamo personaggi come Esmeralda…chi sono per davvero?

Esmeralda è la bellissima donna di cui si innamora Sigismondo, il deforme campanaro della cattedrale di Notre-Dame di Parigi, uomo che nella storia di Victor Hugo si chiama Quasimodo. Non ho virato di molto, sono rimasto in tema e, pur aggiungendo qualche particolare, mi sono avvicinato un po’ alla concezione di quel periodo storico, del popolo e degli usi in voga allora. Ho pensato al perbenismo, ai falsi moralismi e ai pennacchi dorati che hanno martirizzato e messo in croce tanti malcapitati. Ho messo in musica delle mie sensazioni, con degli strumenti particolari come il violoncello che ho lanciato in una sorta di valzer viennese dal sapore settecentesco. In questa canzone c’è sapore di riverenza, dell’uomo verso la donna, c’è il vero profumo di amore con la A maiuscola, che si esplicita nella supplica di Sigismondo alla sua amata. Ed è un uomo che sa sussurrare, pur nella sua menomazione, il suo amore per lei. Il volgo, la moltitudine di persone si schiera contro di lui che viene messo alla gogna nella piazza pubblica insieme alla donna del suo cuore.

 

Spiritualità per te significa religione? Insomma quanto è forte il lato religioso e mistico di questo lavoro?

La parola spiritualità mi evoca tante sensazioni, emozioni disparate, tra le tante vedo la tenerezza, la dolcezza e la comprensione. Men che meno vi assocerei la parola religione, di cui non so darti il vero significato. O meglio, per quanto mi riguarda ho dato una risposta mia a questa parola emblematica che può voler racchiudere tutto o il contrario di tutto. Religione è in certi casi quasi come una spoliazione, un saccheggio dei valori, un furto della spiritualità. Non sempre, intendiamoci bene. Spiritualità, al contrario, è invece intesa nel senso mistico della parola, la cui accezione vera non si limita a un solo concetto. C’è un mare tra l’una e l’altra: la spiritualità non si nutre di religione mentre dovrebbe essere vero il contrario. La religione dovrebbe fondarsi sulla vera spiritualità. Sono cresciuto laico e molto credente, creandomi delle concezioni tutte mie, fondate su esperienze di lettura di libri sacri ma anche non, derivate dal parlare con alcuni religiosi. Per costituzione personale tendo ad avere una opinione drastica. Sono un curioso della materia e mi sono sempre dato da fare per cercare di capire qualcosa di più di quel poco che ci insegnano a scuola. Tenuto conto che sono un sognatore discretamente visionario, un grande idealista e uno con gli occhi sempre per aria, non può che essere forte in me la spiritualità intesa come evoluzione dell’anima e della mente. Ecco perché l’India è un concetto sublime e preponderante nel mio primo romanzo Dicembre mai cercato.

 

Dal vivo un disco così complesso come pensi di tradurlo?

Dal vivo “Gente di terra” lo traduciamo semplicemente suonandolo, facendo quella che è la nostra parte: i musicisti. Non c’è bisogno di molto, ognuno fa il suo dovere e lo voglio fatto bene… Sarà il messaggio del corpo, le parole, il sapore della musica, con gli stessi vestiti del disco oppure anche solo proposta in acustico, a inviare un messaggio a chi l’ascolta. Dal canto mio posso solo desiderare di fare tanti concerti, di proporre queste nuove canzoni che sono figlie mie tanto quanto le canzoni dei precedenti dischi. Per quanto mi riguarda, cercherò come ho sempre fatto di mandare per prima il segnale dell’uomo Mazzoleni e poi quello del musicista.