To Be Or Not To Play

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Dal 6 al 21 maggio 2017 va in scena la ventiduesima edizione del Vicenza Jazz Festival, una rassegna che intesse un filo diretto con l’arte e la cultura del centro storico della splendida città palladiana.

Il Direttore Artistico della manifestazione, Riccardo Brazzale, spiega che il titolo di questa edizione,  “To Be Or Not To Play”, richiama al nome dell’autobiografia di Dizzie Gillespie e che ci ricorda che “non ha senso essere, vivere, se non si suona e non si improvvisa”. Perché il jazz guarda avanti, ma con uno sguardo al passato.

E dunque piazze, bar, bistrot, cafe’, strade, portoni, palazzi storici, chiese ed angoli pittoreschi diventano palcoscenico della manifestazione, accogliendo le note di chi suona e catalizzando l’attenzione del pubblico che ascolta.

E’ molto emozionante scoprire e riscoprire il patrimonio artistico e culturale di una città in questo modo.

E così, mentre venerdì visito la splendida Basilica Palladiana, mi imbatto nel Rooftop Jazz Trio, con Bibi Milanese alla voce, Piero Mirabassi al sax e Nicolò Masetto al contrabbasso: la loro musica avvolge la suggestiva e panoramica terrazza, che, al tramonto, è affollata da avventori del bar limitrofo, per consumare un aperitivo.

Continuo il mio giro e non posso non soffermarmi ad ammirare gli splendidi ed intimistici dipinti della mostra “Blue Monk”, della pittrice Mariella Scandola.

Al Loggiato, poco dopo, si esibisce la Theoloniouschool Live!: due diverse orchestre, la Theolab e la Thelorchestra, si alternano per la direzione musicale di Ettore Martin.

L’atmosfera in città è piacevolmente rilassata: mentre cammino in piazza dei Signori, mi imbatto in Uri Caine, che stasera si esibirà al Teatro Olimpico, splendido gioiello dell’arte palladiana, in una performance che è sold out da molto tempo.

Cena a suon di musica presso il Bar Cafe’ Borsa – Trivellato Jazz: l’Open Door Quartet -composto da Robert Bonisolo al sassofono, Paolo Birro al pianoforte, Lorenzo Conte al contrabbasso e dallo special guest Roberto Gatto alla batteria – ci regala una performance coinvolgente ed emozionante, che alterna brani originali, ad altri della tradizione jazz americana.

Sabato sera, in piazza dei Signori, all’ombra della Basilica Palladiana, una divagazione musicale: l’orchestra popolare La Notte Della Taranta, direttamente dal Salento, rallegra lo spirito dei presenti, coinvolgendo tutti nella sua performance di musica e ballo, in un crescendo vorticoso di note e di movimenti ancestrali, che rendono unici questi momenti.

La domenica mattina si apre per me con un appuntamento tanto insolito, quanto piacevole: la messa jazz, celebrata nella Chiesa Immacolata di Lourdes Anconetta: un direttore, coro ed un quartetto jazz, interpretano in maniera originale e piacevole, i canti della tradizione cristiana cattolica, conferendogli un inedito brio ed una grande passionalità.

Il mio percorso jazz, continua, nel pomeriggio, a Piazza Matteotti, dove, tra monumenti imponenti ed alberi secolari, si esibisce l’ottima Roost Big Band; dopo un po’, mi sposto verso Piazza Castello, dove i Funkasin Street Band, iniziano la loro performance itinerante per le vie del centro. Il loro repertorio è vario, spaziano da brani rock al pop anni ottanta, rivisitandoli in chiave funky. Intanto, da Piazza San Lorenzo, è partita la Vicenza High School New Orleans Street Band, un gruppo, interamente vestito di bianco, che propone coinvolgenti pezzi della tradizione dixieland americana.

Nel cortile colonnato di Palazzo Trissino – Baston, mi soffermo ad ascoltare la Jelly Rolls Band, gruppo che propone un misto di standard jazz con incursioni sperimentali.

Mi fermo in Piazza Castello, dove mi incanta un gruppo che, come da loro stessa definizione, suona il “primitive jass”: si tratta dei Frog & Henry meets The Hot Teapots: allegri e talentuosi, hanno radunato un folto pubblico che li ascolta con attenzione.

Dopo una breve pausa, mi sposto al Teatro Comunale, dove si esibiscono i Black Art Jazz Collective: giunti dagli Stati Uniti, Wayne Escoffery al sax, Jeremy Pelt alla tromba, James Burton III al trombone, Xavier Davis al piano, Vincente Archer al contrabbasso e Johnathan Blake alla batteria, costituiscono un sestetto blasonato ed affiatato, che ci regala una serata di musica sopraffina. Traspare la loro amicizia e sinergia musicale, mano mano che si snodano i brani della scaletta, tutti rigorosamente originali, e scritti dai sei elementi che compongono la band. Ognuno introduce simpaticamente il proprio brano, che viene sottolineato da una serie di assoli a turno, che rendono ancora più particolare l’esibizione.

Gran finale, per quel che riguarda la mia permanenza vicentina, sorseggio un drink con il sottofondo del quartetto Naked, che si esibisce al Bar Cafe’ Borsa: bravi e vigorosi, propongono brani popolari della tradizione europea dell’est. Immancabile, al termine della loro performance, la Jammin’ round midnight, nella sala interna del locale, dove si esibisce il trio Ferrarin – Pisani – Chiozzi.

Gran bella storia, il Vicenza Jazz! Se vi trovate in zona, in questi giorni, non perdetevelo!

Ecco il programma completo.