Nel segno di Ribot

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La seconda giornata del festival si preannuncia ricca di eventi e di buona musica da ascoltare: si inizia con la marciante mattutina dei Funk Off che, attraversando il Corso Cavour, ci regalano vari brani come The Funking Been e la sempre acclamatissima Uh Yeah!
Ci spostiamo al Palazzo dei Sette, dove un innovativo progetto musical-culinario ci dà il benvenuto: Spaghetti Swing è una formazione composta da due vocalists, Betta Bop e Linda Ginger, dal pianista Don Gigino Sidero e dal batterista Riccardo Double Paio. Completa l’ensemble lo chef acrobatico/cantante/intrattenitore Maurizio Hunter Siciliano. Ci allietano con il loro contagioso brio, alternando brani della tradizione Swing americana ad altri della Dolce Vita italiana, inframmezzandoli con divertenti battute e siparietti. Intanto, in una grande pentola sulla console posta direttamente on stage, si stanno cucinando due ‘tornate’ di spaghetti, conditi poi in maniera differente e serviti fumanti alla platea…che idea simpatica!
Con ancora il sorriso sulle labbra, facciamo due passi prima di fare la coda alla Sala Expo del Palazzo del Popolo, per il concerto sold out a posto unico So Right. La cantante Maria Pia De Vito, il pianista Julian Oliver Mazzariello ed il contrabbassista Enzo Pietropaoli ci regalano un omaggio alla cantautrice Joni Mitchell: una vera perla di bellezza e di raffinatezza, che ci conquista al primo ascolto. L’alternanza di brani graffianti e di altri momenti più romantici ha caratterizzato questa esibizione, dalla qualità artistica al massimo livello.
 Il raffinato tocco di Mazzariello, l’eccezionale vocalità della De Vito e l’eleganza di Pietropaoli nel pizzicare le corde del suo contrabbasso hanno dato vita ad un concerto emozionante e sopraffino, uno di quelli che, tra scroscianti applausi e richieste di bis, vorresti che non finisse mai.
Alle 18.00 eccoci di nuovo in marcia con i Funk Off, che si esibiscono stavolta di fronte al Duomo: Waking Up At UJ e Women And Money sono tra i brani in scaletta, mentre il pubblico balla al ritmo coinvolgente delle loro note.
La sperimentazione e l’innovazione vanno in scena al teatro Mancinelli alle ore 21.00: il primo concerto celebra il Theolonious Monk Centennial.
Il pianista texano Jason Moran ricorda il centesimo anniversario dalla nascita di Monk con il progetto musicale In My Mind, commissionatogli dal San Francisco Jazz Festival.
Un vero e proprio progetto multimediale, che richiama alla mente il leggendario concerto di Monk alla Town Hall di New York nel 1959, inciso nel disco Riverside. Mentre uno schermo proietta immagini di Monk, miste a frammenti di conversazioni registrate e citazioni scritte che caratterizzano la poliedricità di questo artista, Moran apre con un intimistico piano solo. Man mano che in video scorrono i nomi dei vari musicisti, lo raggiungono in scena Logan Richardson, Walter Smith III, Ralph Alessi, Andre’ Heyward, Bob Stewart, Tarus Mateen e Nasheet Waits.
L’avvento dell’orchestra sul palco, svela il lato di Monk più sperimentale ed inconsueto.
E mentre ascoltiamo le voci di Monk e dell’arrangiatore Hall Overton, con il quale egli collaborò per realizzare questo progetto con una band allargata, il programma si fa più classicamente jazz, per un finale che vede i musicisti alzarsi e sfilare in mezzo alla platea ed andare poi a completare il concerto nel foyer del teatro, per un finale inedito.
Cambio palco ed avvento in scena di Marc Ribot & The Young Philadelphians, un ensemble di giovanissimi quanto bravi musicisti americani.
Ribot, che insieme alla De Vito è uno dei due resident artists di questa venticinquesima edizione, propone un inaspettato mix tra il Prime Time di Ornette Coleman ed alcuni successi disco anni ’70.
In pratica si balla, specialmente nei palchi, dove gli spettatori hanno più libertà di movimento che non in platea.
Suoni punk-funk, di spiccata matrice elettronica, invadono letteralmente il Teatro Mancinelli, il cui palco, per l’occasione, è capeggiato da una sfera a specchietti, immancabile in una discoteca anni ’70.
Accompagnato da due musicisti di Coleman, il carismatico bassista Jamaaladeen Tacuma ed il batterista G. Calvin Weston – che, per l’occasione, sfoggia una batteria accessoriatissima ed imponente – l’eclettico Ribot torna ad Orvieto con una performance inattesa, quanto inedita, per il festival Orvietano.