Il mantra delle parole

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Sono spirali psichedeliche le parole che la cantautrice toscana Sara Piolanti lascia libere di suonare in questo suo disco personale dal titolo “Farfalle e falene”. Colpisce tantissimo il gusto femminile di come si possano accostare metriche e assonanze visionarie con ritmi “tribali” di indie rock italiano. E ne concede anche spazio e giusti silenzi, parole che si fanno piccole in momenti angusti e parole che diventano grandi momenti aperti su sconfinati orizzonti. Un bellissimo lavoro che coniuga a se la rabbia e la tristezza, la poesia e la speranza, il sesso da fare e l’amore da inseguire. C’è il rock ma c’è anche il sapore intimo di riflessioni private. In rete il video di lancio in cui troviamo anche il suo alter ego interpretato dalla sorella Giulia, famosa circense del Cinque du Soleil.

 

 

 

Ci interessa sempre esaminare che legame c’è tra la tua terra d’origine, magari l’ambiente che ti circonda nel privato, e la tua musica pubblica. Esiste una relazione anche per Sara Piolanti?

Sono nata e cresciuta letteralmente tra le verdi colline di Romagna, in una famiglia che ha sempre assecondato i talenti e le attitudini di chi la compone dunque sono stata abituata ad esprimermi liberamente, a dedicarmi a quello che sentivo appartenermi di più. In questo senso quindi c’è sicuramente un legame tra me, la mia musica e l’ambiente in cui ho vissuto perché i temi che tratto, le storie che racconto, sono frutto di questa libertà di ricerca ed espressione scevra di censure e preconcetti.

 

E nel privato, la tua musica è quella che sentiamo o ci sono altre mille facce che forse conoscono in pochissimi?

Io sono attratta da una certa intensità che può essere espressa attraverso le sonorità più disparate. Sono legata a un concetto di canzone, di uso della lingua che può farmi apprezzare di tutto e che ritrovo anche in una musica apparentemente lontana dalla mia, più melodica e immediata, per esempio il “vecchio” cantautorato italiano con la sua grande forza poetica e visionaria, da cui ho sicuramente tratto insegnamenti e ispirazioni. Nel cassetto ho tante canzoni nascoste che rappresentano questa mia attitudine, forse un giorno le libererò.

 

“Farfalle e falene” sembra un titolo assai interessante. Conduce l’ispirazione in mille posti diversi. La doppia faccia di ognuno di noi? Una personalità nascosta che vien fuori solo in alcune circostanze? Oppure i buoni e i cattivi?

“Farfalle e falene” è stato il primo pezzo che ho scritto per questo album, composto in pochi minuti rispetto ai miei tempi solitamente infiniti ed è stato come catturare qualcosa che già esisteva. Scaturito così spontaneamente che anche il titolo appartiene a se stesso ed io ho solo saputo coglierlo. Rappresenta il dualismo che credo sia alla base di tutto, principi strettamente connessi ma con aspetti a volte del tutto opposti, per non dire antagonisti.

Le farfalle e le falene rappresentano la luce e l’oscurità, il coraggio e la paura.

C’è una farfalla e una falena in ognuno di noi. Siamo farfalle quando ci liberiamo dai condizionamenti, dai preconcetti, quando siamo disposti a rischiare un volo tra i predatori, quando amiamo. Siamo falene quando ci abbandoniamo alle chiacchiere, ai pettegolezzi, ai giudizi, quando per seguire una luce in realtà ci ritroviamo imprigionati in angoli bui. E siamo così rumorosi da non sentire nient’altro.

Un suono assai ruvido come hanno detto da più parti. Tu sei d’accordo?

Ho cercato di rendere il dentro e il fuori di me, la ruvidezza e la meraviglia della vita, coniugandoli. Ne è uscito un suono che mi rappresenta molto, ruvido sì, a tratti nervoso o quasi schizofrenico ma anche caldo e intenso, soprattutto a livello vocale.

 

Ci ha invece incuriosito questo mood psichedelico dei testi, queste cellule che si ripetono, assonanze che tornano ciclicamente. Solo magre impressioni o sono forme stilistiche ben precise?

Sì, certe parole per me sono quasi una mantra, quasi una preghiera ed è percorrendo questa “spirale” che riesco a raggiungere il centro delle mie emozioni e sensazioni per poterle capire e liberare, senza soffocare sotto il loro peso che a volte mi sembra insopportabile.

Questo album racchiude riflessioni scaturite semplicemente dal mio vissuto e dalla mia comprensione della realtà intorno e rappresenta per me anche uno sfogo, un modo di liberare la tensione, la sofferenza e al contempo celebrare lo stupore e la magia della vita.

 

Un disco come il tuo, è una confessione, una dimostrazione o semplicemente un bisogno?

È nato spontaneamente ma anche necessariamente, per l’esigenza di esplorare il dentro di me e il contesto in cui mi muovo, senza fretta né particolari aspettative. Dare una forma e un suono a certe idee, certi sentimenti o stati d’animo, a certi ricordi, è fondamentale per me per poterli capire, accettare e metabolizzare, come in una sorta di digestione.